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Cenni Storici

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Ortovero, con ogni probabilità, ha origine in epoca romana come insediamento rurale della città di, Albenga, l'Albium Ingaunum capitale dei Liguri Ingauni e municipium romano dall'89 a.C. Lo rivelerebbero i toponimi Hortus vetus, "Orto vecchio", "trasparente nome romano" secondo la definizione del Lamboglia ; "Stra", "Strada", uno dei nuclei storici, che denuncerebbe il ricordo di una strata romana'; "Dommu", località sede della domus, la "casa padronale".

A sostegno di tale argomentazione depongono due ritrovamenti archeologici. Tra il 1856 e il 1860, durante i lavori di realizzazione della strada Albenga-Pieve, fu rinvenuta in regione Canei, in un'area non a caso assai vicina al "Dommu", una tomba ad inumazione che "oltre ad alcuni resti umani conteneva vari cocci di vasi in fine argilla bianca, all'interno lisci, rozzi di fuori... altri cocci di vasi frantumati, in terracotta d'argilla rossiccia, striati interiormente. La tomba era fasciata di tegole romane e coperta da un grosso lastrone di pietra nostrale, non lavorato, né inciso"'. Nel 1990, poi, in località Pozzo, e precisamente nel sito detto Carassunà, è stata ritrovata da un agricoltore una moneta di bronzo che presenta al dritto lastra in atteggiamento sacrificale.In tempi recenti, tuttavia, è stata proposta una etimologia germanica che fa derivare il toponimo Ortovero dal germanico Ort, "luogo" 5, dotato certo di maggiore consistenza rispetto al più modesto hortus, riconducibile essenzialmente ad una semplice unità rurale.In effetti, lo sfruttamento agricolo del territorio nel periodo longobardo ha lasciato traccia di sé nel toponimo "Braia", dal longobardo braida "podere", che "testimonia di una presenza germanica non effimera"; tale toponimo, presente ad Ortovero nella zona tra l'Aroscia all'altezza della Stra e la collina di S. Giovanni (sede del castello duecentesco) è attestato anche a Cisano, Lusignano e Alassio. In conclusione, anche se i ritrovamenti di epoca romana testimoniano l'esistenza di un qualche insediamento, è più probabile che il toponimo Ortovero sia di origine altomedioevale e, solo in un secondo tempo, quando ormai non si comprendeva più il significato del termine originario, esso sia stato latinizzato nel termine omofono hortus con l'aggiunta dell'aggettivo vetus, vecchio, documentato per la prima volta nel 1210'. Una traccia del periodo tardo romano - bizantino, ben documentato per l'area albenganese, potrebbe essere individuata nella presenza ad Ortovero di due cognomi quali Ponzio e Bonifazio I. Il primo, attestato in un documento del 1417 in cui viene nominato un Iacobus Pontius, e ben presente all'interno del Libro dei morti della Confraternita nella forma Ponzo fino al XIX secolo, è riconducibile all'antico nomen latino-italico Pontius e al cognomen tardo Pontianus da esso derivato 9. Il secondo, Bonifazio, di cui è attestata anche la forma abbreviata Fazio con un Hieronimus Fatius nel medesimo atto del 1417, presente nella forma intera tra XV e XVI secolo sempre nel Libro dei morti della Confraternita e ancora vivo attualmente, "ha alla base il nome Bonifacio o Bonifazio che continua il personale latino del tardo Impero Bonifatius, derivato da Bonifatus, un nome augurale formato da bonum "buono" e fatum "destino, sorte", con il significato quindi di "che abbia un destino buono, una buona sorte".

Chi si inoltra nella valle Arroscia resta colpito dalla spettacolare conca di montagne che chiudono ad Anfiteatro la valle più lunga delle quattro Albenganesi ( Arroscia, Lerrone, Neva, Pennavaire). Siamo a circal O km dal mare ;alle spalle, siamo protetti da monti ricoperti da folta vegetazione che comprende carpini, castagneti, uliveti ed altre essenze vegetali. In questa conca, sono inseriti numerosi paesi dalle antiche architetture, ancora intatte; fra questi degno di rilievo è Ortovero. Ortovero è un paese tranquillo, immerso nel verde situato lungo la riva sinistra del fiume Arroscia. La tradizione fa risalire ai Romani la sua fondazione, come si rileva anche da alcuni ritrovamenti, quali: una moneta di bronzo Romana dell'imperatore Marco Giulio Filippo detto l'Arabo e una tomba ad inumazione con tegole tipicamente di foggia romana e alcuni resti di cocci, vasi in finissima argilla bianca ritrovati tra il 1856 e il 1860 durante i lavori di realizzazione della strada Albenga-Pieve di Teco.In età medioevale, il territorio diventò un forte caposaldo dei Marchesi di Clavesana i quali continuarono ad affermare i loro diritti feudali sul comitato di Albenga, mentre la popolazione si trovò a fronteggiare lo strapotere dei Clavesana.

Il popolo si organizzò in "comunitas" per fronteggiarli, ma numerosi e gravosi furono gli obblighi feudali cui dovettero sottostare. Proprio per contrastare i Clavesana, nel 1288 il comune di Albenga fondò, a monte di Ortovero, il nuovo borgo fortificato di Pogli. Intanto Albenga attendeva il momento propizio per impossessarsi del feudo c ciò avvenne nel 1341 con l'acquisto del castello e della villa di Ortovero, che rimarrà parte del distretto comunale Albenganese fino al 1797 quando, con la costituzione della Repubblica Ligure, diventerà, insieme a Pogli, comune indipendente. Ancora oggi, sono presenti resti storici delle epoche passate, prime fra tutte le Argille d'Ortovero, in dialetto locale: terin gianchi = terre bianche, depositi sabbiosi-argillosi alti fino ad alcune decine di metri che racchiudono, al loro interno, fossili di conchiglie risalenti a 5-2 milioni di anni fa. Tali resti sono situati nella regione Marassan, a nord della collina di S. Giovanni, segnalati da cartelli turistici. Arroccati sulla collina sovrastante il paese, i ruderi dei castello dei Clavesana con, ancora visibili, tratti dell'ampio recinto, parti delle mura interne ed esterne con feritoie, le fondamenta di una torre a base quadrata sulla quale è addossata la chiesetta si S. Giovanni Battista. Tale costruzione architettonica è degna di rilievo; al suo interno notiamo l'altare in stile barocco e, nel riquadro sovrastante, la raffigurazione della Madonna della Misericordia. Antistante la chiesetta, vi è un piccolo sagrato ellittico scandito da piloni della via Crucis dal quale il visitatore può godere di una vista mozzafiato su tutta la vallata. Anche la chiesa Parrocchiale di S. Silvestro Papa è ricca di grandi opere; le più particolari sono : i busti di due angeli posti all'estremità dell'altare,la statua del Cristo morto,la statua in marmo della Madonna del Rosario con, sullo sfondo, una cornice che racchiude 15 tavolette raffiguranti i misteri del Rosario; un l'antico organo a canne conosciuto dagli appassionati di organistica, che viene usato durante le celebrazioni delle messe; a tale proposito, è lodevole il lavoro dei coristi che cantano melodie gioiose e allegre, sempre nuove. Inoltre, all'interno della chiesa, troviamo interessanti la fonte battesimale, gli affreschi dal sapore cinquecentesco ed altre statue.

 


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